Archivi categoria: malattie ulivo

Delle molte malattie associate all’olivo, dovute a virus, batteri, fitoplasmi, funghi, acari e insetti, quelle in grado di causare disagi o perdite estese di rilevanza economica sono relativamente poche e fra queste spiccano per importanza: l’agente della fumaggine la cocciniglia (Capnodium eleaphilum, Cladosporium herbarum), la cocciniglia mezzo grano di pepe Saissetia oleae, l’agente della rogna Pseudomonas savastanoi, l’agente dell’occhio di pavone Spilocaea oleagina,la mosca delle olive Bactrocera oleae, l’agente della piombatura Pseudocercospora cladosporioides, il cancro dell’olivo. In ogni caso i rimedi per ovviare a parassiti, non prevedevano l’uso di insetticidi chimici, ma pare sia più importante l’astuzia, l’occhio, la cura massima.
La fumaggine dell’olivo è una malattia dovuta ad una cocciniglia (Capnodium eleaphilum, Cladosporium herbarum) che ricopre la pianta con una polverina nera (fuligginosa) che non è dannosa alla pianta in sé ma che crea numerosi disagi a chi va a cogliere le olive, causando numerose irritazioni.
Saissetia oleae, nota come “cocciniglia mezzo grano di pepe”, è ritenuta uno dei principali fitofagi degli oliveti. Originaria dell’Africa ha oggi una larghissima distribuzione anche se la coorte dei nemici naturali associati ad essa è oltremodo esigua. Fra i predatori generici, la specie rinvenuta più frequentemente è il coleottero coccinellide Chilocorus bipustulatus, mentre fra i parassitoidi si sono intercettati esemplari di Scutellista caerulea (Hymenoptera Pteromalidae) a carico di femmine ovideponenti.
Ma la più diffusa e temuta malattia per gli olivi è quella portata dalla mosca olearia (Bactrocera oleae) che depone le uova nell’oliva, lasciando una depressione a contorno triangolare. Le larve poi scavano delle gallerie all’interno del frutto. In queste gallerie si sviluppano funghi e batteri che causano marciumi. I danni causati da B. oleae consistono dunque in perdite quantitative, e in un decremento qualitativo dell’olio che, a parità di cultivar, dipende principalmente dal tipo e dal grado di infestazione. Va ricordato che il perdurare di giornate estive caratterizzate da alte temperature, bassa umidità ed assenza di pioggia causano un’elevata mortalità delle uova e delle larve.
Per cercare di mettere un freno a queste malattie, di solito si fanno dei trattamenti durante l’anno a base di solfato di rame e di un olio specifico. Nell’ottica di fornire un contributo per i sistemi di difesa olivicola ecocompatibili e sostenibili, numerosi progetti sono nati come proposta di ricerca per la messa a punto di tecniche di lotta contro le infezioni di Pseudomonas savastanoipv. savastanoi, Spilocaea oleagina e Pseudocercospora cladosporioides Molti di essi hanno permesso il conseguimento di risultati utili al miglioramento della difesa integrata dell’olivo dalle principali avversità biotiche.

Il Male Oscuro, una nuova fitopatologia minaccia gli olivi del Salento

Indagini sporadiche in diversi oliveti Salentini hanno evidenziato una presenza sempre più diffusa ed esponenziale di una fitopatologia causata molto probabilmente da una evoluzione del rodilegno giallo (comunemente detta farfallina gialla o falena leopardo, zeuzera pyrina), nella zona sud-occidentale, tra gli oliveti della costa ionica, e in particolare a Parabita (dove sono stati segnalati i primi focolai della patologia), Taviano, Racale, Ugento, Melissano, Gallipoli, Casarano, Galatina, Nardò. La nuova sottospecie del rodilegno giallo, indebolendo gli olivi, ne avrebbe causato l’attacco da parte di funghi che portano a imbrunimento del legno, e da parte del batterio Pseudomonas.

albero di ulivo secolare

albero di ulivo secolare

Già dall’aprile 2013 a causa dell’espandersi di forti infezioni di questa fitopatologia (nominata “Male Oscuro”) anche in oliveti ben tenuti, la chioma verde di molti olivi appariva improvvisamente striata di chiazze marroni, come se un fuoco avesse seccato alcune porzioni del fogliame. E’ proprio in primavera infatti che le larve completano la metamorfosi in crisalide, e nel frattempo hanno scavato lunghe gallerie verso i rami più alti e teneri, spostandosi continuamente. Sono le larve a causare i danni maggiori e si riconoscono dalla presenza degli escrementi di colore rossastro in prossimità delle entrate delle gallerie.

La salute dell’olivo è l’aspetto che più interessa ed appassiona gli olivicoltori, un rapporto diretto, fisico, tra l’uomo e la pianta, qualcosa che travalica il semplice fine produttivo per sconfinare quasi in una forma d’amore che trae origine dalle radici stesse della tradizione popolare salentina. Ora, con l’autunno appena cominciato, tutti gli oliveti, da quelli delle grandi aziende olearie a quelli delle più piccole masserie, avrebbero dovuto popolarsi di intere famiglie coadiuvate da amici e braccianti impegnati nella stessa identica raccolta a cui le campagne salentine assistono da secoli, ma pare che quest’anno non possa essere così, a causa degli ingenti danni provocato dalla fitopatologia della falena leopardo, che ha “bruciato” gli olivi.

I cambiamenti climatici cui si sta assistendo, come l’aumento delle temperature medie e delle piogge autunnali, ma anche gli eventi estremi sempre più frequenti come le abbondanti precipitazioni, insieme alla grave crisi economica del comparto che ha reso insostenibili i costi delle potature necessarie per ridurre l’insorgere di patologie, hanno probabilmente consentito il diffondersi incontrollato di questo insetto che vive all’interno dei rami e delle branche, in cui scava gallerie interrompendo il circolo linfatico fino a causare il seccume.

L’olivicoltura di oggi richiede un impegno ed una professionalità tali, senza cui risulta difficile intravederne la sopravvivenza. Il “Forum ambiente salute” ha sollevato il problema anche sui danni che l’espansione della fitopatologia potrebbe procurare: considerata l’importanza economica degli olivi del Salento, i danni riguarderebbero oltre all’agricoltura, anche l’erboristeria, il turismo e l’ambiente. E, oltre il Salento, tutta l’Italia centro-meridionale.

L’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, il Dipartimento di scienze del suolo della pianta e dell’ambiente dell’Università di Bari, il Cnr, il Consorzio di difesa e dell’Ufficio provinciale dell’agricoltura di Lecce stanno già lavorando: il primo segno cui prestare attenzione è la presenza di rametti d’olivo molto giovani già disseccati. E’ possibile richiedere anche un intervento del Consorzio di difesa delle produzioni intensive provinciale: imprenditori agricoli, singoli privati, persone fisiche, giuridiche, enti, associazioni e imprese che operano in ambito agricolo, pretendono ora più che mai di sapere se il fenomeno è ancora limitato a soli pochi alberi, o se si hanno notizie diverse.

Solo approfondite analisi e indagini nei settori della Micologia, Batteriologia, Fitoplasmologia, Virologia, Entomologia e Acarologia, potranno dare un’idea su come porre rimedio al problema che sta colpendo gli olivi del Salento, e attivare progetti di innovazione per la salvaguardia dell’olivicoltura salentina a cominciare dall’eliminazione delle larve tramite una mirata lotta chimica. Il Salento in questo momento ha bisogno di ribadire l’importanza di un “rinnovo” nell’attività di filiera, con particolare riferimento ad alcuni aspetti relativi alla salute dell’olivo, attraverso il tentativo di “tradurre” determinati concetti tecnici, in un linguaggio comprensibile a tutti coloro che sono impegnati manualmente nel settore.

Video di aggiornamento Settembre 2014

Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo

Funghi Ulivo – Verticillum

Gli ulivi secolari, dai tronchi contorti e di grandi dimensioni, andrebbero sempre difesi e protetti. Ma un’elevata carenza d’acqua come spesso accade durente le estati pugliesi, provoca caduta dei frutti e ne diminuisce il contenuto d’olio: le olive sono più esposte ai danni, alle malattie e ai parassiti, con la compromissione del raccolto. Numerosi parassiti possono provocare il disseccamento di piante di olivo anche giovani, o di interi individui adulti.

Una infinita varietà di patogeni può infestare gli olivi: la mosca dell’olivo (Bactrocera Oleæ) diffusa in tutta l’area del Mediterraneo; la Tignola dell’olivo (Prays oleae) che presenta tre generazioni annuali (larva, crisalide e farfalla adulta) che attaccano rispettivamente le foglie, i fiori e i frutti; Margaronia o tignola verde (Palpita unionalis Hübner), una farfalla di colore chiaro il cui bruco, si nutre di germogli teneri di ulivo.
Ma tra le malattie più temute, vi è la verticilliosi (o tracheoverticillosi) dell’olivo, il cui responsabile è un fungo patogeno detto Verticillium dhaliae: le piante colpite perdono foglie e frutti e muoiono, anche se a volte tendono a reagire mediante l’emissione di nuovi polloni nella parte inferiore del tronco.

L'olivo può diventare un bellissimo bonsai

Recenti indagini hanno dimostrato che questa patologia è in espansione nel bacino del Mediterraneo, per tre motivi.
Il primo motivo è rappresentato dalle modalità con cui la malattia si trasmette: le radici infette di un olivo che rimangano nel terreno dopo l’asportazione delle piante morte, costituiscono un focolaio di infezione poiché il fungo può conservarsi nel terreno anche per 10 anni.
Il secondo motivo è che gli organi di propagazione si possono conservare per molto tempo (anche 10-15 anni) in terreni che hanno ospitato precedentemente piante erbacee orticole infette.


Il terzo ma non meno grave motivo, è che la penetrazione del fungo all’interno delle piante di olivo non è difficilissima: avviene in genere attraverso le radici, a partire da lesioni causate da insetti, o attrezzi meccanici. Si può dire che più rara, ma sempre possibile, è la penetrazione attraverso rami tagliati con le operazioni di potatura.

La sintomatologia in seguito all’attacco della tracheoverticilliosi si manifesta sulla parte aerea della pianta, cioè a partire dalle foglie, in modi diversi.
Vi può essere un decorso veloce e allora le foglie appassiscono leggermente per poi disseccare e piegarsi a doccia nell’arco di pochi giorni assieme ai rami dove a volte restano attaccate.
Oppure vi può essere un decorso molto più lento, in cui le foglie ingialliscono, disseccano progressivamente, infine cadono.

Pidocchio nero dell’ulivo- Tisanotteri

Le principali avversità per l’olivo causate dal clima e dalle carenze nutrizionali, sono ben note: man mano che la temperatura (estiva o invernale) si allontana dall’optimum la crescita dell’olivo ne risente; analogamente, carenze nutrizionali portano ad un raccolto scarso e a prodotti di bassa qualità. Anche eccessiva umidità, ristagno idrico, vento, grandine, ma anche fumi tossici industriali possono danneggiare il raccolto.


Per quanto riguarda le avversità biologiche i più diffusi fitofagi e agenti patogeni tra i funghi sono: l’occhio di pavone dell’olivo e la carie del legno; provocata dai batteri è la rogna dell’olivo; provocate da insetti fitofagi sono varie patologie tra cui quelle portate dal pidocchio nero dell’olivo.
Le cause delle malattie che possono alterare la normale fisiologia dell’olivo dunque, sono molto numerose.

Gli olivi ospitano un gran numero di insetti utili e un numero ridotto d’insetti dannosi. Il pidocchio nero dell’olivo, detto anche liotripe (liothripis oleae), appartiene all’ordine dei Tisanotteri, ed è uno degli insetti dannosi che determina una malattia parassitaria, dove per malattie parassitarie si intendono quelle dipendenti dall’azione di organismi capaci di vivere come parassiti a spese delle piante, sottraendo loro nutrimento od alterandone le funzioni.

Il pidocchio dell’ulivo è di color nero lucente da adulto, mentre le larve sono di color verde chiaro; nel periodo primaverile ed estivo, le larve e gli adulti pungono e succhiano la linfa dalle gemme, dalle foglie, dai fiori e dai giovani frutticini.
Questa azione, provoca la deformazione delle foglie, caduta dei fiori e gibbosità dei frutticinie in poco tempo si avrà la perdita totale del raccolto per il deperimento delle piante.

Se si notano delle anomalie nella crescita delle piante di olive, occorre verificare visivamente nell’oliveto la presenza di infestazioni prodotte da questo fitofago, nel periodo primaverile. Gli adulti si nascondono nelle anfrattuosità e nelle screpolature della corteccia della pianta, e qui depongono le uova, soprattutto se la pianta è già sottoposta ad attacchi di funghi, coleotteri o batteri. Un tempo si usava il metodo della battitura dei rami, per raccogliere le olive (metodo noto col nome di “abbacchiatura”), che provocava lesioni sui rami: anche queste potevano essere ricettacoli per questi insetti.

Un buon fitopatologo prenderà in considerazione la patologia ma anche le motivazioni che hanno potuto generare il disequilibrio che ha generato la malattia.


Per far fronte ad un’emergenza causata dal pidocchio nero, si usano trattamenti chimici specifici con olio di paraffina e composti a base di zolfo. Per una lotta meno aggressiva a questi patogeni, anche in nome del rispetto dell’agricoltura e della coltivazione, si possono usare le lotte biologiche che si avvalgono di artropodi i quali si cibano di questi insetti.

Strategie di controllo della lebbra delle olive Colletotrichum gloeosporioides, C. acutatum

REGIONE PUGLIA
Area Politiche per lo Sviluppo Rurale

Strategie di controllo della “lebbra delle olive” Colletotrichum gloeosporioides, C. acutatum

L’approccio del controllo di una avversità parassitaria deve valutare tutti i fattori che ne determinano l’insorgenza, la diffusione e la gravità.

E’ necessario, pertanto, analizzare:

il sistema colturale oggetto della avversità;
le condizioni climatiche in cui si deve operare;
le operazioni colturali che si praticano e che possono influenzare lo sviluppo del parassita;
la biologia e la epidemiologia del parassita;
le sostanze attive in commercio e registrate per la coltura e l’avversità;
la convenienza economica nell’attivare le misure di controllo.

Le esperienze maturate nei diversi anni da esperti e tecnici che operano nel settore olivicolo consentono di stabilire allo stato attuale delle strategie di difesa integrata che consentono di contenere le infezioni della “lebbra delle olive” a valori percentuali di diffusione e di gravità tali da non destare preoccupazioni eccessive tra gli olivicoltori.
Le strategie di difesa integrata prevedono l’utilizzazione di tutti i i metodi che possano impedire, contenere e controllare il parassita; di seguito, pertanto, vengono riportate le misure fitoiatriche da adottare per il controllo e contenimento delle specie di Colletotrichum al momento riconosciute come agenti causali della lebbra.
Maggiore areazione della chioma: i parassiti fungini come Colletotrichum gloeosporioides e Colletotrichum acutatum hanno necessità di vivere in ambienti con un grado di umidità elevato. La pioggia rappresenta l’elemento scatenate delle infezioni, ma la presenza di microclimi umidi, nell’ambito della chioma della pianta, consente ulteriormente lo sviluppo del fungo. Per tale motivo una adeguata areazione della chioma mediante una corretta potatura almeno biennale, determina una minore persistenza della umidità sia sulle foglie che sulle drupe.

Interventi preventivi per ridurre l’inoculo presente nell’oliveto nei periodi di:

post allegagione (giugno)
accrescimento drupe (luglio)
pre invaiatura (settembre-ottobre).

Controllo chimico di altri parassiti dell’olivo che possono favorire la penetrazione del fungo nelle drupe, come la “mosca delle olive” che con le sue punture di ovideposizione determina ferite sull’epidermide delle drupe, consentendo la penetrazione di spore del fungo con conseguente sviluppo della malattie.

Sono, inoltre, in corso, ulteriori prove sperimentali per consentire la registrazione di altri prodotti fitosanitari ritenuti efficaci nei confronti di C. gloeosporioides e C. acutatum al fine di rendere disponibile un maggior numero di formulati commerciali con caratteristiche tecniche di maggiore penetrazione nella drupa e di minor dilavamento dalle piogge a cui, invece, sono soggetti i composti rameici.

CONTROLLO CHIMICO

Il controllo della malattia con prodotti chimici deve essere effettuato solo con sostanze attive registrate sulla coltura e sulla avversità; nel caso dell’olivo le esperienze sono rivolte nei confronti dei prodotti fitosanitari a base di rame con le sue diverse formulazioni commerciali.
Diverse sperimentazioni sono state effettuate dall’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia e da Istituti Universitari della Facoltà di Agraria di Bari e di Foggia per definire il comportamento epidemiologico delle specie di Colletotrichum agenti della “Lebbra delle olive” e la strategie di controllo da adottare per il contenimento delle infezioni.
Allo stato attuale possono essere adottate strategie di controllo chimico con prodotti a base di rame, che necessariamente devono essere combinate, per ottenere una maggiore efficacia, con quanto riportato nella parte relativa alle misure agronomiche.
Distruzione del materiale infetto: l’elevata diffusione della malattia nelle aree olivicole costituisce fonte di continuo inoculo del fungo che va limitata con azioni di asportazione delle parti attaccate e distruzione delle stesse possibilmente con bruciatura nello stesso sito. Pertanto vanno incentivate le operazioni di asportazione dei rami infetti e quelle di raccolta e accantonamento delle olive infette e mummificate sia presenti sulla pianta che sul terreno, con immediata bruciatura.
Migliorare i sistemi di raccolta: l’incidenza della malattia cresce con l’avanzare della maturazione; costituisce, pertanto, buona norma effettuare la raccolta limitata ad una solo periodo anche utilizzando mezzi meccanici e in molti casi va optata la scelta di anticipare la raccolta in modo da sfuggire ai successivi cicli di infezione. La raccolta completa delle drupe o la eliminazione delle stesse dalla pianta riduce la presenza dell’inoculo del fungo. La raccolta prolungata da terra costituisce una pratica non idonea a contrastare la diffusione della malattia.

fonte: regionepuglia.it

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Lebbra delle Ulive

La carie dell’ulivo

La carie dell’ulivo, chiamata anche lupa dell’ulivo, è una grave malattia che colpisce la pianta di ulivo, capace di bloccarne lo sviluppo e la crescita e portandola al totale deperimento.

E’ provocata da una serie di funghi che si sviluppano in quei punti della pianta che non sono protetti dalla corteccia, per esempio i tagli delle potature, oppure le crepe e le ferite provocate dal gelo.

La colonia fungina si sviluppa dalla ferita, ed il suo lavoro è riconoscibile dal fatto che la polpa dell’albero diventa friabile e priva di consistenza. I funghi continuano il loro sviluppo, andando a pregiudicare la salute della pianta che non riesce a crescere con la giusta armonia, e provocando così una produzione stentata sia di fogliame che di frutti.

Non esistono in commercio prodotti che possano contrastare chimicamente il fungo, una volta che esso ha attecchito, per cui l’unico metodo disponibile è quello di rimuovere la parte di legno attaccata dai funghi fino a che non si trova la polpa sana.

Rami e scarti devono essere accuratamente eliminati per evitare il contagio su altre piante.

E’ particolarmente importante la prevenzione per evitare la caria dell’ulivo: quando si effettua la potatura proteggere le ferite lasciate aperte, proprio per evitare che queste offrano il fianco all’attacco fungino.

Per questa ragione sono disponibili in commercio dei mastici appositi che si devono applicare sulle ferite.

Leptonecrosi

La leptonecrosi è una malattia che occorre alla pianta dell’ulivo quando questa si trova su un terreno povero di boro.

Questa sostanza chimica solitamente è presente in quantità sufficiente nel terreno, ma talvolta può accadere che, a causa con l’interazione con altre sostanze chimiche, come per esempio calcio e magnesio, talvolta esso non sia assimilabile dalla pianta in maniera sufficiente.

Il disturbo nella pianta si nota nel periodo di maggio, quando nelle parti più esterne della pianta i rametti assumono un aspetto tipico, detto “a palmetta”, e le foglie cominciano ad assumere una forma irregolare. In seguito il male progredisce facendo seccare i rami.

Un fenomeno che può essere oltremodo pericoloso perchè i rami indeboliti lasciano spazio all’aggressione di parassiti e funghi, che concorrono a peggiorare la situazione.

Anche i frutti, durante l’estate manifestano i sintomi del disturbo, seccandosi e pregiudicando in questo modo la raccolta.

Essendo una carenza di carattere chimico, che in genere si avvera con più probabilità in caso di terreno con PH superiore a 7,5, la leptonecrosi si combatte e si previene analizzando il terreno, e ripristinando qualora fosse insufficiente, il boro, sia nel terreno sia come irrorazioni all’apparato fogliare nei periodi antecedenti il processo di fioritura.

Eventuali rami disseccati e morti vanno assolutamente eliminati per evitare che essi offrano un punto di approdo ad ulteriori agenti nocivi.

Malattie dell’olivo: cotonello

Il cotonello è un minuscolo insetto della famiglia dei rincoti psillidi, il cui nome volgare, con cui è più facilmente conosciuto, deriva dal modo con cui manifesta la sua presenza sulla pianta, caratterizzata appunto dall’apparire di piccoli batuffoli lanosi che si sviluppano prevalentemente sulla cima dei germogli giovani posti sulla parte esterna della chioma.

E’ una delle malattie e delle infestazioni dell’ulivo che desta meno preoccupazione da un punto di vista del danno che provoca, perchè la sua presenza, pur andando a danneggiare i giovani frutti, è anche contrastata ampiamente dai tanti nemici naturali, in particolare alcune specie di coleotteri, e da altri insetti che lo parassitano.

Per questa ragione generalmente non lo si combatte con composti chimici o insetticidi, ma ci si limita ad evitare che esso possa trovare un ambiente favorevole al suo sviluppo.

Risulta quindi efficace in primo luogo eliminare il più possibile quei punti in cui la pianta offre un ambiente umido, dove esso si sviluppa e si moltiplica più facilmente.

E’ anche questa la ragione per cui nei climi più aridi ed asciutti l’attacco dell’insetto spesso termina con l’avvento della stagione più calda.

Il danno maggiore che può provocare l’insetto è provocato sia dall’adulto che si insedia sui giovani germogli, e dalle larve che attaccano i frutti nel periodo del loro primo sviluppo.

In questo modo, se l’attacco è massiccio, la produzione della pianta potrebbe venirne pregiudicata.

Punteruolo dell’ulivo

Il fleotribo, noto anche come punteruolo dell’ulivo, è un coleottero che non supera i 2-2,5 centimetri di lunghezza, e costituisce uno dei parassiti più comuni negli alberi d’ulivo, soprattutto in quelli che sono meno in salute, per esempio danneggiati da una gelata oppure da un periodo di lunga siccità.

Il coleottero utilizza infatti le parti dell’albero in cui risulta più ridotta la circolazione della linfa.

Nella corteccia prevalentemente la coppia di coleotteri scava una galleria, che ha un duplice scopo, da un lato rappresenta la camera nuziale, dove avverrà l’accoppiamento, ed in seguito, grazie ad un ulteriore prolungamento il coleottero appronta la camera dove verranno depositate le uova.

Il danno alla pianta è determinato in due diversi periodi dello sviluppo dell’insetto. Questo infatti, allo stato di larva, attacca, mangiandolo il legno, continuando a scavare gallerie che contribuiscono ulteriormente a danneggiare e ad indebolire la pianta già provata.

Appena giunti alla fase adulta il punteruolo è molto più vorace , e quindi in grado di attaccare anche le parti sane della pianta, come i rami più giovani e robusti, nei quali essi scavano le loro gallerie.

Per combattere il punteruolo il metodo migliore consiste nel mantenere la pianta in stato di salute ottimale, procedendo quindi ad eliminare da questa parti danneggiate o indebolite, che dovranno poi essere accuratamente bruciate, perchè i rami secchi e morti possono essere ricettacolo di una nuova generazione di parassiti.

Oziorrinco

L’oziorrinco, Otiorrhynchus cribricollis il nome scientifico, è uno dei parassiti più comuni e fastidiosi per diverse colture, non solo per ulivo e vite, ma anche diversi alberi da frutto e piante ornamentali.

Il danno che apporta il piccolo coleottero è duplice, perchè sia allo stadio larvale sia in quello adulto esso si nutre della pianta.

Nella fase larvale sono le radici ad essere attaccate, ed in questo caso il danno che provoca alla pianta dell’olivo non è così serio come per altre piante meno robuste.

Nella fase adulta invece l’insetto è particolarmente dannoso perchè la sua attività principale è quella di nutrirsi delle giovani foglie.

Un danno che se nelle piante ornamentali può essere anche solo di carattere estetico, va anche a compromettere la capacità della pianta, che vede ridotta la sua superficie fogliare, di attuare in maniera efficiente la fotosintesi, pregiudicando così la crescita della chioma.

L’insetto attacca anche i germogli ed i piccioli di frutti e foglie, che possono così cadere anzitempo.
La lotta all’oziorrinco viene effettuata attraverso trattamenti chimici, meccanici e biologici.

Per i primi si utilizzano insetticidi a base di fosforo (esteri fosforici), somministrati sia sui rami giovani sia, soprattutto alla radice, nel tentativo di eliminare larve ed insetti adulti che trovano lì il loro rifugio.

La lotta meccanica consiste nel piazzare delle bande adesive intorno al tronco, per intrappolare l’insetto che attraverso il tronco raggiungono l’apparato fogliare.

La lotta biologica viene invece effettuata con l’utilizzo di parassiti dell’insetto che attaccano e distruggono le larve.

La tignola dell’ulivo

La tignola dell’ulivo è un piccolo lepidottero che si trova in generale in tutta l’area di coltivazione degli ulivi, che generalmente non è in grado di creare danni notevoli se non, in alcuni casi di maggior diffusione, la caduta precoce delle drupe, il frutto dell’olivo

L’infezione maggiore viene causata dalle larve in due momenti distinti della stagione, verso giugno luglio, quando le larve penetrano nei frutti, ed a settembre quando le stesse larve fuoriescono dal frutto.

olive-disegno

La tignola ha uno sviluppo durante il corso dell’anno scandito da tre successive generazioni, la prima che si sviluppa sui fiori a giugno, la seconda quando l’insetto depone le uova sul frutto, e la terza in autunno quando depone sulle foglie.

La prima delle generazioni, quella cioè che si sviluppa nel mese di giugno a spese dei fiori e non provoca gravi danni, la seconda invece risulta la più dannosa di tutte perché colpisce il frutto. Le uova di questa generazione con le larve penetrano dalla zona peduncolare scavando poi una galleria fino a raggiungere il centro della drupa. Il frutto si indebolisce e quando la larva esce cade. A maturità abbandonano il frutto e si incrisalidano nel terreno o nelle screpolature della corteccia.

La terza generazione si sviluppa nel corso dell’inverno e si concentra sulle foglie. Le larve infatti scavano gallerie sul fogliame più giovane, ed in primavera attaccano i germogli più giovani dove si chiudono in crisalide.

Per la lotta alla tignola si usano essenzialmente trappole a feromoni da posizionare durante il periodo di sfarfallamento, e, solo in caso di un’infestazione ragguardevole si interviene con prodotti chimici, come fenitrothion, e acephate.