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La carie dell’ulivo
La carie dell’ulivo, chiamata anche lupa dell’ulivo, è una grave malattia che colpisce la pianta di ulivo, capace di bloccarne lo sviluppo e la crescita e portandola al totale deperimento.
E’ provocata da una serie di funghi che si sviluppano in quei punti della pianta che non sono protetti dalla corteccia, per esempio i tagli delle potature, oppure le crepe e le ferite provocate dal gelo.
La colonia fungina si sviluppa dalla ferita, ed il suo lavoro è riconoscibile dal fatto che la polpa dell’albero diventa friabile e priva di consistenza. I funghi continuano il loro sviluppo, andando a pregiudicare la salute della pianta che non riesce a crescere con la giusta armonia, e provocando così una produzione stentata sia di fogliame che di frutti.
Non esistono in commercio prodotti che possano contrastare chimicamente il fungo, una volta che esso ha attecchito, per cui l’unico metodo disponibile è quello di rimuovere la parte di legno attaccata dai funghi fino a che non si trova la polpa sana.
Rami e scarti devono essere accuratamente eliminati per evitare il contagio su altre piante.
E’ particolarmente importante la prevenzione per evitare la caria dell’ulivo: quando si effettua la potatura proteggere le ferite lasciate aperte, proprio per evitare che queste offrano il fianco all’attacco fungino.
Per questa ragione sono disponibili in commercio dei mastici appositi che si devono applicare sulle ferite.
Un bonsai d’olivo…
Originario del Caucaso l’ulivo ha trovato nell’area mediterranea, una volta importato, il terreno ideale per il suo sviluppo, ed è stato parte integrante della cultura dei popoli che si affacciano sul mare, sia sulle coste dell’Asia Minore che quelle africane, la Spagna, la Francia, la grecia e naturalmente, l’Italia.
Non solo è particolarmente generoso di frutti da cui si estrae uno dei migliori oli alimentari, l’olio di oliva, ma l’albero in se è molto bello da vedere, con la sua chioma sempreverde di minute foglie cangianti, verdissime ed argentate ad un tempo, e, soprattutto gli esemplari più vecchi, per le incredibili e fantastiche forme che assume il tronco. L’olivo è stato in questo senso fonte di ispirazione di pittori ed artisti, dall’arte vasaria etrusca ai pittori impressionisti francesi, tutti hanno ritratto l’ulivo, ammaliati dalle sie belle, tortuose e pittoresche forme.
Anche l’antica arte giapponese del bonsai, la tecnica per cui si fa crescere una pianta nel rispetto delle sue forme tentando però di mantenerla di dimensioni ridotte, senza che questo ne pregiudichi le funzioni vitali, si è accorta della bellezza dell’ulivo e ne ha fatto una delle piante favorite di questo speciale tipo di pratica.
Gli amanti del bonsai scelgono l’ulivo per alcune interessanti caratteristiche della pianta: dal fogliame, ricco e presente tutto l’anno, alla facoltà che ha la pianta dell’ulivo di emettere abbondanti germogli là dove viene potata, permettendo così di far sviluppare con relativa facilità la chioma nella forma voluta. La forma del tronco inoltre, contorto e capace di assumere curvature e pieghe eccezionali ne fanno un’ottima pianta da deformare secondo le tecniche più rigide del bonsai, tra le quali la legatura dei rami con filo metallico per imporre a questi la crescita nella forma desiderata.
La coltivazione dell’olivo in vaso, anche in forma di bonsai deve in ogni caso rispettare alcune esigenze fondali della pianta dell’olivo: l’esposizione al sole che deve essere garantita per molte ore, evitando però d’estate un’esposizione eccessiva al sole pomeridiano; l’innaffiatura, che deve essere poco abbondante ed applicata solo quando il terriccio risulta quasi completamente asciutto. Il terreno deve essere morbido e ben drenato, facendo in modo che non si possano verificare stagnazioni dell’acqua.
La potatura può essere essere eseguita sia d’estate che d’inverno, nei momenti in cui la pianta è in un periodo vegetativo e non è sottoposta a sforzi. Un accorgimento se si potano rami grossi è quello di lasciare qualche rametto con fogliame in punta, perchè l’olivo tende a perdere l’afflusso di linfa nei rami tagliati (il ritiro di linfa) che quindi possono seccarsi, le foglie lasciata svolgono la funzione di continuare a richiedere linfa e stimolarne il flusso.
