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La spremitura a freddo

Negli antichi frantoi di Puglia, quelli, per intenderci ricavati scavando la dura pietra o la terra per aprire uno spazio, sorta di caverna o cantina dove vengono installati i macchinari atti alla lavorazione delle olive, si usava il metodo tradizionale della spremitura a freddo.

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sapore di mare ed olio di oliva

Tale metodo è ancora oggi ampiamente utilizzato da chi cerca di produrre dell’olio di ottima qualità, e si contrappone ad altre tecniche di lavorazione “a caldo”, che utilizzano cioè alte temperature ed agenti chimici come i solventi per far si che la pasta di olive macinata renda il massimo possibile in termini di quantità di olio, a scapito però, in molti casi, delle sue qualità, purtroppo. Il primo metodo, la spremitura a freddo rispetta maggiormente le qualità organolettiche del frutto, non fa uso di solventi chimici e non permette la dispersione di importanti elementi contenuti nell’olio e la trasformazione, dovuta alle alte temperature, di alcuni di questi elementi in acidi grassi, che non sono per niente salutari.

Il procedimento della spremitura avviene in tre fasi fondamentali, la prima consiste nella macinazione, le olive vengono frantumate, una volta allo scopo di usava una grossa pietra tonda che ruotava su una pietra piatta, mentre oggi si fa largo uso di diverse tecniche meccaniche, dai martelli a dischi sovrapposti, che svolgono la stessa funzione, trasformare le olive in pasta. Tale lavorazione produce naturalmente del calore, l’attrito delle macine, la pressione sui frutti, e tale calore deve essere uguale a quello della temperatura ambientale, e in ogni caso non deve andare oltre i 27 gradi.

La pasta di olive così ottenuta viene raccolta in particolari contenitori, i fistuli, che vengono inseriti nel torchio che si occuperà esercitando una forte pressione di separare la parte solida della pasta di olive, quella che viene denominata “sansa” da quella liquida. Il mosto così ottenuto, in cui sono presenti l’olio e l’acqua di vegetazione delle olive viene a sua volta passato in macchinari che si occupano di dividere l’acqua dall’olio. Dopo tale fase l’olio è posto in un decanter, dove si estraggono le ultime impurità, o attraverso la naturale separazione degli elementi che avviene con il tempo, o con filtri di cotone, oppure, come si usa negli impianti industriali, attraverso la filtrazione forzata su apposite membrane.

E’ questa la cosiddetta “spremitura a freddo”, quella che offre la maggior qualità dell’olio, il rispetto delle sue proprietà e la conservazione di tutti quegli elementi di sapore e profumo, nonché degli elementi antiossidanti naturali presenti nell’olio che ne garantiscono la sua durata e qualità nel tempo.

Riconoscere un olio extravergine

Riconoscere un olio di oliva extravergine, in questi tempi è un impresa, per una serie di motivi. La grande produzione e la grande distribuzione, per le logiche di profitto distribuiscono sovente sul mercato oli con la dicitura extravergine che tali in realtà lo sono solo in parte.

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un pezzo di pane, quanto basta per gustare l’olio in tutta la sua fragranza

Innanzitutto, almeno fino ad alcuni anni fa, ora per fortuna le cose stanno cambiando, sulle etichette di produzione non era obbligatorio specificare la provenienza dell’olio. Ovvero correvate il rischio di acquistare un olio con la dicitura “italiano” quando i realtà si trattava di una miscela di oli proveniente da diverse aree geografiche, dalla Grecia, dalla Tunisia, dall’Algeria e dalla Spagna.

Dunque, al momento dell’acquisto dell’olio osservate attentamente l’etichetta. E non fatevi ingannare dall’olio “del contadino” perchè la miscelazione e la sofisticazione degli oli non è una tecnica così complicata da non potersi fare anche nella produzione artigianale. Meglio quindi informarsi prima di acquistare un olio. Un altro importante indizio sulla qualità dell’olio extravergine è il suo colore, la presenza di clorofille naturali nell’olio è molto importante perchè antiossidanti e conservanti naturali.

Esse danno la tipica colorazione verde intensa all’olio, ma solo in assenza di luce solare. Esposto ai raggi del sole in poco tempo l’olio assume una colorazione più chiara, tendente al giallo. Quindi, se vedete negli scaffali del negozio una bottiglia trasparente con dentro un olio di un intenso color verde diffidate, potrebbero esservi state aggiunte delle clorofille sintetiche. Per riconoscerne la qualità, in questo case è molto importante sapere quando è stato prodotto, se infatti proviene dall’ultimo anno di lavorazione allora il colore verde è giustificato dalla sua freschezza, altrimenti certi colori verdi intensi sono l’indizio che qualcosa che non va dentro a quell’olio c’è. In ogni caso un olio di colore marrone rame o giallo ocra sono sinonimi di olio vecchio oppure di non buona qualità.

Anche la limpidezza e la trasparenza dell’olio sono importanti, tenendo conto però che alcune ditte preferiscono lasciare una certa torbidezza all’olio per conservarne le sue proprietà. E’ chiaro che la torbidezza può essere all’opposto un sintomo di una pessima lavorazione. In ogni caso un olio torbido vuol dire un olio non lavorato, e, seppur buono non si può conservare a lungo.

Se ne avete la possibilità, procuratevi l’olio presso i piccoli produttori, direttamente nei frantoi e nelle regioni che lo producono, in Puglia per esempio. Le medie e grandi aziende possono infatti procurarsi le olive altrove, e gli oli per “tagliare” il prodotto finito, per ottenere così la produzione di grandi quantitativi di olio, ma è evidente che, anche volendo, non possono essere in grado di possedere così tanti uliveti da produrre tutto l’olio messo in vendita! Informatevi su Internet, oggi il mezzo più efficace per reperire informazioni, e non disdegnate di visitare piccoli produttori e frantoi. Sicuramente vi spediranno direttamente a casa il loro prodotto, ed avrete la garanzia di aver toccato con mano la qualità e la fragranza di quello che acquistate.

Un altro consiglio fondamentale: a differenza del vino che invecchiando acquista in sapore e qualità, l’olio deve essere fresco, non più vecchio di un anno ed al massimo di 18 mesi. Dopo tale periodo la sua qualità scende, è molto importante dunque sincerarsi di quando è stato prodotto.

E poi in ultimo, leggete ed informatevi! Così come il vino anche la produzione dell’olio ha le sue annate di ottima qualità alternate ad annate dove per varie ragioni, climatiche, malattie eccetera la raccolta è stata scarsa e le olive di pessima qualità. Dunque se in un anno di produzione pessima vi propongono un olio decantato per la sua bontà sarà più facile per voi dubitarne ed approfondire la sua analisi prima di procedere all’acquisto.

Una ricetta con l’olio extravegine pugliese

Vi proponiamo una ricetta che sposa a meraviglia la fragranza e la bontà dell’olio pugliese, il suo sapore fruttato, leggermente piccante, ed i suoi aromi di foglie ed erba, con la bontà di un prodotto dei pescosi mari pugliesi, il polipo, dalla carne tenera e rosata, e dal gusto delicato ma intenso di mare.

E’ una ricetta che prevede una preparazione preliminare di almeno 24 ore, ma siamo sicuri che una volta presentato il piatto in tavola stupirete amici e commensali. E poi non necessita di tanti ingredienti, un polipo fresco, un po’ di sale, qualche foglia di prezzemolo, aglio ed una generosa dose dell’olio migliore che riuscirete a procurarvi.

Si tratta del Carpaccio di Polipo all’olio di oliva Pugliese.

Prendete un polipo di medie dimensioni, o più di uno, dipende dal numero di commensali che avete invitato a pranzo o a cena lavatelo e fatelo cuocere, immergendolo nell’acqua già bollente e facendolo bollire a fuoco lento per circa 40 minuti, fino a che la sua consistenza risulti morbida se punto con una forchetta od un coltello.

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Un gustoso piatto di mare con un gustoso olio pugliese

Una volta cotto lasciatelo raffreddare nell’acqua di cottura.

Quando è tiepido lo levate dalla pentola, lo sgocciolate ed eliminate le parti dure come il becco.

A questo punto prendete un contenitore di forma cilindrica, che non presenti all’imboccatura alcun restringimento. Potete usare allo scopo anche una bottiglia dell’acqua di plastica a cui avete tagliato la parte superiore, è leggera e funge benissimo allo scopo. Inserite il polipo per intero nel contenitore, pressando forte per far uscire tutta l’aria e per ottenere un blocco compatto. La carne del polipo deve risultare immersa completamente nel suo brodo, senza però che questo sia in eccesso.

Lasciate raffreddare completamente il tutto, tenendo il polipo sotto un peso, un batticarne o una pentola piena d’acqua vanno bene.

Ponete il contenitore nel freezer e lasciate congelare.

Poco prima di servirlo lo affettate con un buon coltello in fette finissime, lo adagiate su un piatto di portata unto d’olio, aggiungete dell’aglio tritato finemente e delle foglie di prezzemolo, salate ed irrorate di abbondante olio d’oliva pugliese.

Le spire del polipo pressate ed affettate in sezione creano dei fantastici disegni ed il matrimonio tra il gusto di mare e la fragranza dell’olio daranno al vostro piatto un sapore indimenticabile.

La raccolta delle olive

L’olivo è una pianta che sa essere molto generosa di frutti, che sono ottimi sia da mangiare così come sono, dopo un trattamento essenziale che serve a mitigare l’amarezza dei frutti freschi ed a garantirne la conservazione, come la salamoia, oppure spremuti e pressati per farne fuoriuscire l’olio, universalmente noto per la sua bontà e le sue eccelse qualità nutritive.

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olive, delizioso alimento della tavola mediterranea

La raccolta delle olive, che in Puglia si esegue dall’ottobre in avanti, appena i frutti stanno per arrivare a maturazione, è uno dei momenti più delicati del ciclo di coltivazione dell’ulivo, uno dei momenti più preziosi perchè dalla raccolta dipende sia la qualità del prodotto che la manutenzione e la cura della pianta, per non sottoporla ad eccessivi stress o storpiature della chioma o rovinarne i rami, pregiudicando in questo modo la salute della pianta e la sua produzione negli anni a venire.

Visto che dal metodo di raccolta delle olive dipende la qualità dell’olio sono in molti oggigiorno a richiedere che tale indicazione sia finalmente citata nelle etichette, in fondo si tratta di una informazione di fondamentale importanza per conoscere la qualità del prodotto acquistato. Attualmente solo gli oli di Denominazione di Origine Protetta (DOP) hanno l’obbligo della raccolta manuale.

La raccolta manuale è quella decisamente migliore per la qualità delle olive raccolte, perchè si può operare al momento della raccolta la scelta delle olive, scartare quelle non buone, e non danneggiarle con urti e scossoni. Tale raccolta prende il nome di brucatura, e viene eseguita a mano dagli operai preposti alla raccolta che con le dita raccolgono i frutti in un cesto o facendoli cadere nelle reti poste sul terreno intorno all’albero. Tale raccolta può anche essere eseguita con l’aiuto di alcuni attrezzi, ed allora prende il nome di pettinatura. Sono infatti questi utensili dei grossi pettini che si fanno passare tra i rami e che intrappolano i frutti facendoli cadere, o dei rastrelli adattati allo scopo. Una volta cadute sulle reti le olive vengono raccolte in sacchi e cassoni pronte per essere inviate al frantoio. E’ la tecnica di raccolta migliore, sebbene implichi l’impiego di parecchia manodopera e la potatura delle piante in forme che rendano agevole l’uso delle scale per raggiungere anche i rami più alti della pianta senza pericolo. A tal proposito per la coltivazione degli ulivi la pianta è tenuta volutamente bassa, proprio per agevolare le operazioni di raccolta.

La bacchiatura invece è una tecnica che consiste nel percuotere con lunghe pertiche i rami, facendo cadere i frutti sulle reti poste alla base dell’albero. Altri mezzi meccanici vengono usati per lo stesso motivo, gli scuotitori meccanici sono tra questi è la loro funzione è la stessa delle pertiche. Anche dei pettini pneumatici attualmente sono sperimentati, ma hanno il difetto di non essere selettivi come la mano dell’uomo, facendo così cadere molto fogliame e rametti sulle reti. Tale tecnica, nel Gargano ed in generale in Puglia viene usata raramente, soprattutto sugli alberi più antichi, che rischiano di essere rovinati dalla battitura delle fronde. E’ una tecnica che presuppone una organizzazione dei filari e delle piante adatta ad essere sfruttata con la battitura, molti contadini del Gargano che hanno provato ad adottarla ci hanno poi rinunciato, proprio per i danni che tale raccolta provoca.

Anche il grado di acidità dell’olio dipende moltissimo dalle modalità di raccolta: meno dello 0,5% per quelle raccolte manualmente, tra l’1,5 ed il 2% per quelle raccolte meccanicamente.

La produzione di olio

La produzione di olio in Italia ha superato di gran lunga la cifra di 6 milioni di quintali nelle scorse annate, il nostro paese è quindi risultato nell’area mediterranea di gran lunga il primo e più forte produttore.

Il vino in Italia è prodotto principalmente nel sud Italia, Puglia, Calabria e Sicilia, ma non bisogna dimenticare la Toscana e la Liguria che ne producono di ottime qualità, ricercate per la loro bontà, e diverse regioni del centro Italia, Campania e Marche, sebbene là la produzione, pur di buona qualità è molto ridotta in quanto a numero di quintali prodotti.

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Olive pane e pomodoro… …Una prelibatezza

Non è solo una questione di quantità tuttavia, perchè l’olio Made in Italy non è solo abbondante ma è anche un ottimo olio. Purtroppo la legislazione europea al momento non è abbastanza chiara per quanto riguarda le diciture da imprimere obbligatoriamente sulle etichette delle bottiglie d’olio ed è quindi facile che alcune produzioni non siano in realtà tutte italiane ma che utilizzino come “taglio” olive provenienti da altre aree mediterranee come la Grecia, la Spagna l’Algeria e la Tunisia.

Non che la qualità degli oli e delle olive degli altri paesi sia particolarmente inferiore, ma è certamente un problema per i produttori italiani soprattutto per quanto riguarda la concorrenza ed i prezzi decisamente più bassi dei prodotti provenienti da fuori. E poi è certamente anche un problema di qualità. Chi acquista un olio Pugliese sa che sta acquistando un prodotto di grande valore dal punto di vista della bontà, della qualità e delle proprietà nutritive. E’ profondamente ingiusto dunque ingannare il cliente.

Non solo lui ne può risentire, ma anche i produttori pugliesi che non sofisticano i loro prodotti, che vedono messa in dubbio da queste miscele la qualità stessa dell’olio pugliese.

E dire che per quantità la Puglia risulta essere la prima produttrice in Italia, superando di quasi mezzo milione di quintali la seconda produttrice italiana, la Calabria, e i ben due milioni di quintali la terza, la Sicilia. Dei sei milioni di quintali l’anno prodotti nel 2007 praticamente più di un terzo era di produzione pugliese. D’altronde, sul territorio pugliese l’olivo supera i 50 milioni di alberi… …Un record ed un patrimonio inestimabile!

La potatura dell’olivo

La potatura dell’ulivo è una di quelle attività che entrano quasi nel regno dell’arte, per la quantità di attenzioni, accorgimenti ed impegno le si deve dedicare.

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fronde di olivo

La pianta dell’ulivo ben potata presenta non solo un notevole miglioramento nella produzione de suoi frutti ma resta viva ed attiva per molto tempo in più, dura dei secoli, si difende meglio dall’insorgenza di malattie e dal freddo. La riduzione del numero dei rami, e l’accorciamento di quelli più lunghi e quindi più fragili ed esposti alle gelate ed alle basse temperatura avviene durante la stagione invernale, dopo la raccolta.

In alcune regioni ad esempio in Puglia nel Salento è proprio nel periodo della raccolta che vengono potati i rami, il che permette inoltre di raccogliere le olive più facilmente. L’olivo presenta rami produttivi e rami cosiddetti “da legno” ovvero quelli che servono alla pianta per allargare la sua fronda ma che non portano frutti.

La potatura per migliorare la produzione quindi elimina i rami “a legno” per lasciare più spazio ai rami che producono le olive. Non solo, è anche molto importante capire la direzione dei rami, quelli che si sviluppano dritti in verticale sono da eliminare in misura maggiore di quelli che si allargano in orizzontale, che sono portatori della maggior quantità di frutti.

La potatura deve dare all’albero una forma armoniosa, tenendo conto dell’equilibrio della pianta, per evitare che i rami stracarichi si possano spezzare per il peso durante le piogge o nei giorni di vento, oppore che l’andamento della pianta non sia ben dritto ma che pieghi bruscamente.

La chioma deve opporre alla luce del sole tutta la sua superficie, è il sole infatti l’agente principale della maturazione dei frutti, e deve riuscire a coprire con i suoi raggi tutta le parti della pianta. Quindi una chioma allargata, non eccessivamente folta nella sua parte centrale permette alla pianta di ricevere il massimo dalla luce solare, garantendo una migliore qualità della produzione di olive.

Un altro accorgimento di chi esegue le potature sugli alberi d’ulivo è individuare i rametti di un anno, che sono quelli che producono i frutti, e quindi mantenerne il più possibile, liberarli dall’eccessivo groviglio degli altri rami e del fogliame, curare che la loro esposizione alla luce solare sia la migliore possibile.

La potatura dunque rappresenta per la pianta dell’ulivo un momento fondamentale della sua coltivazione, e mani esperte possono far si che la pianta, l’anno successivo, produca non solo in quantità ma anche in qualità.

Produttori di olio in Puglia

La Puglia è una delle regioni in cui viene prodotta la maggiore quantità di olio nel territorio italiano, decisamente superiore a quella prodotta nelle altre regioni, la seconda per livelli produttivi, la Calabria ne produce infatti appena la metà.

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L’olivo è decorativo anche nelle etichette…

La qualità dell’olio non è da meno della quantità, e l’olio pugliese è ricercato e venduto ai buongustai di tutto il mondo.

Dall’antichità la coltivazione degli alberi di olivo e la raccolta e lavorazione dei preziosi frutti, le olive, è al centro dell’economia pugliese.

Ultimamente ad alcune qualità di olio è stata attribuita l’importante etichetta DOP, Denominazione di Origine Protetta, che ne garantisce la qualità e le attenzioni con la quale il prodotto viene confezionato.

E sono centinaia le aziende produttrici di olio nelle regione Puglia, un elenco lunghissimo che va dai grandi produttori alle piccole imprese a conduzione artigianale e famigliare.

La produzione una volta avveniva, in scantinati e caverne, grazie al paziente percorso in cerchio che l’asino compieva azionando la macina per la macerazione delle olive e i lavoranti che al torchio spremevano la pasta di olive per trarne il prezioso liquido.

Oggi le grandi imprese hanno naturalmente a disposizione macchinari più moderni e sofisticati, ma anche le piccole ditte non sono da meno, grazie ad una grande offerta e produzione di macchinari per la lavorazione anche di piccole dimensioni, che favoriscono particolarmente chi ne produce piccole quantità, magari rispettando le regole dell’agricoltura biologica.

Se si cerca un produttore di olio pugliese basta una ricerca su internet per trovarne in gran numero, ognuno con le sue offerte differenziate a seconda del territorio di produzione, l’olio Dauno della provincia di Foggia, l’olio denominato “della Collina di Brindisi”, quello salentino, Terra D’Otranto, e quello del barese, denominato Terra di Bari, tutti rigorosamente extravergine e con un grado di acidità inferiore all’uno per cento.

Il meglio sarebbe approfittare della vostra vacanza in Puglia per farvi un giro, soprattutto dai piccoli produttori, che saranno lieti di accogliervi e di mostrarvi metodi tecniche e risultati della loro produzione, magari facendovi assaggiare alcune delle qualità più preziose, facendovi visitare gli uliveti e conoscere le numerose varietà con le loro specifiche caratteristiche. Una volta visitate un po’ di aziende sarete in grado di fare la vostra scelta, e non abbiate paura di acquistare anche grandi quantitativi, magari sufficienti per il fabbisogno della vostra tavola di alcuni mesi o un anno, acquistando sul posto il prezzo è certamente più ragionevole perchè non ci sono gli intermediari della distribuzione che fanno lievitare il prezzo. In più è molto comune che i produttori siano dotati essi stessi o si appoggino ad un efficiente servizio di spedizione che vi porterà l’olio pugliese fin sotto casa.

Vacanza in Salento e profumo dell’olio extravergine di Puglia

Concedersi una vacanza in Puglia, e più precisamente una vacanza nel Salento è una di quelle occasioni imperdibili per chi cerca momenti di calma e relax, di piacere e di dolce far niente, di cura di se e di immersione nella bellissima natura.

Il Salento, e le sue terre offrono al visitatore ed al turista, condensati in un territorio di vaste ma non enormi dimensioni tutto quello che può desiderare. Mari puliti e pescosi, che si affacciano sulle alte scogliere come a Santa Maria di Leuca e ad Otranto, o le cui onde si adagiano languide ed invitanti sulla sabbia finissima di spiagge immense la cui fine si perde all’orizzonte, come nelle zona di Gallipoli.

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L’olivo, caratteristica pianta dele paesaggio salentino

Piccole e grandi cittadine che offrono a chi le visita suggestive emozioni per la loro bellezza, paesi medievali nei quali avventurarsi tra le caratteristiche vie e vicoli stretti della tipica urbanistica medievale, oppure la magnificenza del barocco leccese, un’esplosione di movimento, decorazioni, arte pittorica e scenografica. E poi ancora, castelli merlati e torri, innumeri torri una volta erette a guardia del mare e che oggi, secolari sentinelle, si occupano solo più di sorvegliare i bagnanti in festa per tanta bellezza. E poi la cucina, tra un bagno e l’altro, per rifocillarsi da una visita ad un splendida chiesa o ad un castello, perchè non concedersi un magnifico pranzo o una lauta cena? Una nutrita varietà di cibi di una cucina semplice per ingredienti ma che ha saputo diventare un esempio di raffinatezza per i gusti ed i profumi che emanano dai bellissimi piatti di orecchiette con le cime di rapa, dai pesci arrostiti appena usciti dal mare, dal buon pane di grano duro velato da poche gocce del meraviglioso olio salentino.

Ed è proprio l’olio del Salento a fare la parte del leone nella cucina delle Terre d’Otranto, un olio dall’intenso colore verde, fruttato, dalla profumata fragranza in cui si mescolano gli odori delle erbe spontanee e la brezza del mare, un olio leggero e nutriente, ricavato dalle varietà locali di olivo, la Cellina e la Ogliarola, le quali hanno fatto meritare all’olio salentino la Denominazione di Origine Protetta, l’importante marchio DOP per gli oli delle Terre del Salento.

Poche gocce od una generosa colata danno ai piatti della cucina salentina quella particolare bontà che li rende indimenticabili.