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L’ulivo nel cristianesimo

L’ulivo per i cristiani ha sempre rappresentato uno dei simboli più comuni, diffusi ed importanti, sia nelle celebrazioni liturgiche che come simbolo portatore di pace.

La sua presenza nel mito cristiano risale alle prime pagine della Bibbia, quando Noè, dopo la lunga navigazione sulle terre allagate dal diluvio universale riceverà dalla colomba un rametto di ulivo, a testimonianza che le terre, dopo il lungo periodo sotto le acque stavano piano piano riaffiorando.

Anche nel Vangelo l’ulivo ha una parte considerevole, come per esempio l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, salutato dalla popolazione festante che porta in mano rametti d’ulivo, evento questo che ancora oggi i cristiani ricordano con il dono dei rametti d’ulivo nel giorno della domenica delle Palme, che ricorda proprio quell’episodio del vangelo. E sarà proprio in un campo di ulivi, il Getsemani, poco distante dalla città vecchia di Gerusalemme, luogo che esiste ancora oggi e che è meta di molti pellegrinaggi, che si consumerà l’ultima giornata di Gesù da libero prima del tradimento di Giuda. Sembra inoltre che quello del Getsemani sia l’uliveto più antico del mondo.

Si narra persino alcuni ulivi, piante proverbialmente molto longeve, in Palestina siano ancora oggi gli stessi del tempo di Gesù.

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Lo stesso rametto d’ulivo presenzia poi ad altri momenti importanti delle celebrazioni del cristianesimo, come durante il battesimo, al momento del sacramento della cresima, e durante la nomina di vescovi e sacerdoti, così come l’olio santo usato nel battesimo e nell’estrema unzione è olio di oliva.

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Il mito della nascita dell’ulivo ad Atene

L’ulivo per i greci ha sempre rappresentato un forte elemento simbolico, così come, da millenni una delle risorse principali dell’economia agricola insieme alla coltivazione dell’uva, tanto da averlo esportato in tutta l’area mediterranea, compresa l’Italia dove la coltura dell’olivo si è diffusa subito ed oggi rappresenta per alcune regioni, come la Puglia, una delle principali risorse produttive.

Tanto è stato importante l’ulivo per i greci che compare in molti miti e leggende antichissime, come quella che riguarda la nascita di Atene.

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Al tempo della nascita di quella che sarà la città più importante del mondo greco, gli abitanti dell’agglomerato urbano più grande dell’Attica e che ancora non aveva un nome decisero di affidare agli dei tale scelta, attraverso una sfida tra Poseidone ed Atena per chi sarebbe diventato il dio protettore della città. La disfida consisteva in un regalo che entrambi i contendenti avrebbero fatto agli abitanti, i quali avrebbero scelto quale dei due fosse il più gradito.

Poseidone piantando il suo tridente nel suolo ne farà scaturire l’acqua, un bene preziosissimo per gli ateniesi, i quali però resteranno delusi quando, assaggiandola, scopriranno che l’acqua sgorgata seppur di grande utilità era salmastra e quindi sgradevole da bere. Atena invece farà sorgere un ulivo sulla roccia dove oggi sorge il Partenone. L’ulivo rappresentava una risorsa importante per via dell’olio, del legname e del cibo che avrebbe prodotto, e gli ateniesi a quel punto non avranno più dubbi e sceglieranno la potente dea come patrona della città, a cui verrà anche dedicato il nome della stessa: Atene.

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L’occhio di pavone

Il cicloconio o occhio di pavone è una delle più gravi malattie provocate da funghi che possono colpire l’ulivo. All’aspetto l’infezione del fungo si presenta come un piccolo cerchio sulla parte superiore delle foglie, cerchio che con il tempo tende ad allargarsi cambiando di colore, dal centro marrone scuro si crea un alone più chiaro, che po’ essere giallo, rosso o verde-bruno, dai contorni talvolta netti e talvolta sfumati, che ricordano proprio l’”occhio” delle penne le pavone, da cui il nome gergale della malattia. L’occhio può diventare largo fino ad un millimetro, mentre invece è praticamente invisibile sui rametti, ma non per questo meno dannoso.

I funghi presenti sulle foglie, e, in misura minore anche sui frutti e sui rametti più giovani, provocano una rapida caduta di queste, che in alcuni casi può essere particolarmente dannosa, soprattutto se si verifica durante il ciclo primaverile, quando la caduta precoce del fogliame compromette la formazione delle gemme, e di conseguenza dei fiori e dei frutti.

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Le due generazioni del fungo si sviluppano nella primavera e nell’autunno, mentre non sono presenti nelle altre stagioni. Il fungo d’altronde cessa la sua attività e la sua diffusione sopra i 25° e sotto i 5-10 °, d in ambiente particolarmente umido, ecco perchè la diffusione della malattia può essere più comune nelle regioni del nord Italia piuttosto che in quelle del sud, connotate da stagioni più calde e secche.

La lotta all’infezione si attua in maniera preventiva, con il monitoraggio sulla salute della pianta ed attraverso delle potature di mantenimento molto accurate, ed evitando sistemi di irrigazione aerei, che creano un ambiente favorevole allo sviluppo del parassita. Se proprio bisogna ricorrere alla chimica si fa ricorso a sostanze a base di rame.

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La lebbra delle olive

La lebbra delle olive si manifesta in autunno, il periodo delle maggiori precipitazioni atmosferiche in molte regioni.

La malattia è provocata da un fungo e solitamente si manifesta essenzialmente sui frutti, che in questo periodo dell’anno sono quasi giunti a maturazione, rappresentando un grosso problema per la produzione, perchè le olive colpite cadono prematuramente con una resa della raccolta ridotta e perchè in fase di produzione di spremitura producono un olio rossastro, di scadente qualità e molto torbido, con un alto grado di acidità.

All’aspetto i frutti colpiti si presentano macchiati da piccole pustole di forma tondeggiante, dalla superficie raggrinzita e dal colore bruno nerastro assai visibile, ed anche con pustole color marrone o rosato.

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Lo stesso avviene su foglie e rametti giovani quando anch’essi sono colpiti dall’infezione, ed anche le foglie infestate cadono come i frutti.

La lotta contro la lebbra dell’ulivo si effettua essenzialmente attraverso il lavoro di prevenzione, attuando cioè tutta una serie di monitoraggi che possano far intuire la presenza ed il grado di sviluppo dell’infezione.

Tra le lotte di tipo biologico sono consigliate tutte quelle operazioni che possano togliere il terreno di coltura al parassita, ovvero la presenza di microclimi umidi tra il fogliame, provvedendo a drenare l’acqua in eccesso sul terreno e sfoltendo con potature le chiome troppo fitte. Dal punto di vista chimico si ricorre a prodotti rameici, come la poltiglia bordolese oppure il clortalonil.

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Le fumaggini

La fumaggine è composta da una serie di funghi che si sviluppano sulla pianta non perchè essa rappresenta la fonte di nutrimento necessaria al loro sviluppo, quanto perchè sulla pianta diverse pspecie di insetti, tra i quali la cocciniglia, emettono una sostanza dolciastra, la melata, sulla quale si sviluppano i funghi.

Dunque la presenza della fumaggine su una pianta è sempre determinata dalla presenza degli insetti che l’hanno prodotta, e sovente i danni causati sono da considerarsi come la somma dei danni provocati dal fungo e quelli operati dall’insetto. Il problema principale dello sviluppo della fumaggine su una pianta consiste essenzialmente nella diffusione delle colonie, che all’aspetto si presentano come una materia nerastra e polverosa che nel corso del tempo si inspessisce fino a consolidarsi in una vera e propria crosta. Diffondendosi sull’apparato fogliare questo strato impedisce un corretto lavoro alla foglia, non più in grado di effettuare la fotosintesi e di respirare, il che ne provoca l’avvizzimento e la caduta.

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Il frutto imbrattato di fumaggine poi è scarsamente considerato e subisce un notevole deprezzamento commerciale.

La fumaggine, e gli insetti che producono la melata si sviluppano essenzialmente in ambienti umidi, su alberi senza manutenzione e potature adeguate, con un sistema fogliare molto folto, che crea ambienti favorevoli allo sviluppo dei parassiti.

Ecco perchè una delle più efficaci forme di lotta è soprattutto la prevenzione ed il monitoraggio dello stato di salute della pianta, in maniera di intervenire prima di dover ricorrere a mezzi chimici, che sono comunque utilizzabili in caso di grossa infestazione, a base di rame o il sapone molle di potassio. Ma il ricorso alla chimica rappresenta comunque uno strumento complementare, da non intendersi come rimedio efficace. In ogni caso fatevi sempre consigliare da un esperto del settore.

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Olio di Puglia

Benvenuti in Puglia, nella terra baciata dal sole e mitigata dal mare, nella terra dai colori intensi e decisi, nella terra degli ulivi, delle macine in pietra e delle pepite d’oro.

Sicuramente aveva ragione il folletto della grotta delle fate, quando apparso in sogno a un contadino, gli rivelò il segreto delle macine e delle pepite d’oro nascoste per secoli nella grotta: Ma non è oro, esclamò deluso il contadino, sono solo olive! E il Folletto, rassegnato, costatò: “ppoppiti ca nno ssiti, taniti l’oru e nu li canusciti!” Incoscienti che siete, avete l’oro e non lo riconoscete!
E’ l’olio, l’oro della Puglia, alimento antico e prezioso come la terra dalla quale è generato.            L’olio, il frutto di un clima generoso, ma anche il risultato di grande lavoro e dedizione da parte di chi, con amore e rispetto, coltiva e cura questi autentici monumenti della natura.
paneoliveDalla potatura alla raccolta, dalla macinatura al consumo, la coltivazione dell’ulivo in Puglia è da sempre circondata da un atavico rispetto e dedizione. Ogni goccia d’olio per noi Pugliesi è preziosa e racchiude in sé tutto un mondo di saperi e sapori unico e inimitabile. Provate a far cadere una goccia di olio su una fetta di pane casareccio appena sfornato e poi le tantissime ricette che si possono preparare con la base di olio di oliva, anche e soprattutto crudo! Provate a venire in visita nel Salento, in uno dei tantissimi paesini sparsi lungo la costa o nell’entroterra, quando la mattina dell’Immacolata in tante case è consuetudine preparare le prime “pittule” della stagione friggendole nell’olio appena spremuto, verde e profumato  e che pizzica in gola: un gesto benaugurante in attesa del Natale ma soprattutto di una buona annata di olive.
E, oggi che finalmente tutti i nutrizionisti sono concordi, abbiamo la possibilità di offrirvi questo prezioso alimento scegliendo tra i nostri, l’olio che al vostro palato è più gradito: l’olio dal fruttato verde di oliva con gusto dolce o l’olio dal fruttato netto di oliva  al profumo di mandorla, dal gusto dolce e armonioso; l’olio dal fruttato deciso e intenso, per il palato dei veri intenditori, lievemente piccante e amarognolo che pizzica in gola per la sua bassa acidità.
Approfittate dunque delle Vostre vacanze in Puglia, dal Salento al Gargano, per assaporare questo nostro olio famoso in tutto il mondo! Dalle alture del Subappennino Daunio ai dolcissimi pendii delle Serre Salentine, il Vostro tragitto per scoprire le bellezze naturali come il Mare e le spiagge di Puglia,  sarà anche un modo per ammirare i tantissimi ulivi secolari che fanno parte del paesaggio di questa terra.
Da nord della Puglia sino all’estremità del tacco d’Italia, sono tante le estensioni di oliveti tra i quali negli ultimi anni si stanno affermando le coltivazioni biologiche(con relativo olio di oliva biologico), mentre qui di seguito sono elencate le zone di produzione di olio DOP di tutta la Puglia.
1)     L’olio DOP extravergine di oliva Collina di Brindisi, è’ prodotto nel territorio della provincia di Brindisi e nei comuni di Carovigno, Ceglie, Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni e Villa Castelli.  Le olive che lo producono  sono per il 70% circa l’Ogliarola, la  Cellina di Nardo’, la Coratina, il Frantoio,  il Leccino, e altre varieta’  per la restante parte.

2)    l’olio extravergine di oliva Dauno DOP viene prodotto nell’intero territorio della Provincia di Foggia e viene prodotto per il 70% da diverse varietà di olive come la Peranzana, la Coratina, l’Ogliarola, la Garganica, la Rotondella. Comprende quattro categorie di olio: il Dauno Gargano , il Dauno Sub Appennino, il Dauno Basso Tavoliere e  il Dauno Alto Tavoliere l’olio dal  fruttato netto di oliva con gusto dolce, armonico e con buon profumo floreale che si sposa perfettamente con il pesce e gli antipasti di mare.
3)    L’olio extravergine di oliva Terra D’Otranto Dop  è un olio extravergine prodotto nell’intero territorio amministrativo della Provincia di Lecce e molti comuni della Provincia di Taranto. Si ottiene da diverse  varieta’  di olive come la Cellina di Nardo’e Ogliarola per almeno il 60%. Per il resto concorrono altre varieta’  presenti negli oliveti.
4)    L’olio  extravergine di oliva Terra di Bari  Dop Olio è un olio extravergine di oliva prodotto nella Provincia di Bari e si ottiene  da diverse varietà di olive tra le quali la Coratina, la Cima di Bitonto, la Cima di Mola, e altre varietà presenti negli oliveti. Comprende l’Olio di Castel del Monte, di Bitonto, Murgia dei Trulli e delle Grotte.

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