Innesto dell’ulivo

Con la normale riproduzione dell’olivo, non si ottengono piante da coltivare perché, a causa della diffusa autosterilità delle varietà, le piante di olivo che derivano dal seme sono diverse dalla pianta di origine, sono rinselvatichite.

Al limite possono essere utilizzate come portinnesto nella moltiplicazione delle cultivar.
L’ innesto dell’olivo deve essere effettuato nell’epoca giusta (in genere in primavera) e da personale esperto, affinché attecchisca, e dia buoni risultati.

Tra novembre e dicembre, si prelevano i semi (cioè i noccioli delle olive), e vengono usate particolari varietà, come “Frantoio”, “Leccino” o “Cipressino”. Alla fine dell’agosto successivo si mettono i noccioli nel terreno umido, protetto da vetrate, e a novembre si ha la germinazione. Essa si interromperà per riprendere nella primavera successiva, e tra aprile e maggio viene effettuato il trapianto in un’aiuola. Dopo un anno le piantine (dell’età di circa 18 mesi, grandi più o meno come una matita) sono pronte per essere innestate.

Oggi sono diffusi sistemi innovativi, che hanno di fatto rivoluzionato il processo produttivo delle piante di olivo, come l’innesto per approssimazione in cui si procura in maniera forzata l’accostamento e infine il contatto nel senso della lunghezza tra due rami o germogli di piante d’olivo diverse, non separati dalla pianta madre.

L’innesto a marza, ha bisogno invece delle piantine di 18 mesi sopra descritte, infatti si esegue asportando un rametto o una parte gemmifera da una piantina e mettendola poi a contatto con la parte interna della corteccia di un’altra pianta che fa da portainnesto; questo può avvenire secondo varie tecniche, che vengono definite “a spacco” (comune o inglese), se viene usata una sola marza, e “a corona”, se sul portainnesto si inseriscono più marze.
Il tipo di innesto comunemente usato per l’olivo è quello “a corona”.

La pianta portainnesto dev’essere “in succhio”, e la corteccia si deve distaccare facilmente per potervi porre una o più marze. Dopo l’innesto, viene scelto un solo germoglio proveniente dalla marza e legato ad un tutore per favorirne l’accrescimento verticale. Nella primavera successiva, le piante, che hanno ormai raggiunto un’altezza di circa 60 cm, vengono trapiantate in un appezzamento detto “piantonaio” disponendole ad una distanza maggiore, circa 1 metro per 50 cm. Poi verranno vendute.

Nell’innesto a scudo la marza è costituita da una porzione di corteccia a forma di scudo che viene inserita sotto la corteccia della pianta portainnesto in cui è stata praticata un’incisione a T e ne sono stati sollevati i lembi del taglio.

Per favorire l’attecchimento, dopo l’innestatura, si usano legacci di rafia, o rametti di salice; quindi, per evitare la penetrazione di umidità e di eventuali parassiti attraverso le ferite, si copre la zona dell’innesto con appositi mastici, che possono essere a base di cera gialla, o pece.

4 pensieri su “Innesto dell’ulivo

  1. antonio

    il 25092012
    vorrei conoscere il pre ettaro o intero campo con ulivi per piccola produzione e
    fabbricati da ristrutturare per agriturismo connesso,avendo prodotti nuovi per curare piante ulivi e metodi,grazie e dare telefoni agenzie immobiliari e consigli zona meno cara e ecc.grazie saluti a.messina

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  2. antonello

    buon giorno vorrei sapere se dopo l’innesto quando inizia a germogliare è buona norma coprire con delle buste di nylon e carta di pane, io ho lasciato un foro per un minimo di areazione i germogli ci sono ho innestato a corona su olivastro vorrei capire quando eliminare dette buste e se ho fatto bene a coprire grazie

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  3. Lucio Bracco

    Abito in Puglia a 250 mt s.l.m. e vorrei sapere se ora (20 giugno) è troppo tradi per innestare. Ho dei succhioni di circa 4 cm. di diametro nati da ulivi deceduti che hanno patito una gelata e vorrei portarli in produzione. Grazie.

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