Bruxelles propone l’introduzione obbligatoria dell’origine in etichetta dell’olio

Olio: Bruxelles propone l’introduzione obbligatoria dell’origine in etichetta

Grande soddisfazione della Coldiretti Puglia

“Non possiamo che esprimere plauso per la proposta di Bruxelles ai 27 Stati membri di introdurre obbligatoriamente in etichetta l’origine dell’olio d’oliva vergine ed extra-vergine, mentre per le miscele bisognerà indicare se si tratta di oli di origine comunitaria, oppure di oli d’origine non comunitaria. Ad oggi sugli scaffali dei supermercati è straniero l’olio di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette non è ancora rispettato l’obbligo di indicare l’origine delle olive. Una situazione che mette a rischio gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono al paesaggio e  all’ambiente, oltre che al PIL dei nostri territori”.

Il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, saluta con grande soddisfazione la notizia della proposta presentata da Bruxelles, che ha già ricevuto un via libera indicativo dal Comitato di gestione che riunisce i rappresentanti dei 27 a livello tecnico e sarà inviata all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto), il cui comitato contro le barriere tecniche avrà 60 giorni per esaminare il testo dopo l’eventuale notifica da parte di Bruxelles. Se nessun ostacolo si frappone, un voto sul progetto definitivo e’ previsto alla fine del 2008 e il via libera alle nuove regole scatteranno dal prossimo anno.

“Si tratta di un ulteriore passo avanti – dice il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio – nella battaglia per il riconoscimento dell’origine dell’olio d’oliva in etichetta, Legge già in vigore in Italia a partire dal gennaio 2008 e mai osservata, contro cui Bruxelles aveva inviato una procedura di messa in mora. Coldiretti si è battuta strenuamente per impedire lo sfruttamento dell’immagine delle zone tradizionali di coltivazione o allevamento da parte di alimenti a base di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza da quanto indicato sulle confezioni ed evitare ogni tipo di sofisticazione, ovvero che prodotti di dubbia provenienza vengano spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, e che si utilizzino i marchi ‘made in Italy’, o peggio ‘made in Puglia’ per prodotti che non hanno nulla a che fare con il nostro territorio”.

Il comparto olivicolo-oleario, infatti, è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia. Nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d’Origine Protetta) al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono 160 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che l’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale.

Fonte Sudnews.it

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